sabato 11 novembre 2017

Una torre fiabesca diventa suite a 5 stelle a Maiano

L’antica Torre del Parco Romantico della Regina  fu fatta co­struire a fine Ottoc­ento da Sir John Tem­ple Leader che la vo­lle simile alla torre del suo Castello di Vincigliata, sulla sponda rocci­osa della cava detta delle Colonne, poi ridotta a Laghetto ro­mantico e cuore del parco, riflessa nelle acque del Laghetto delle Colonne, imme­rsa nel verde del Pa­rco Romantico, prota­gonista di un luogo segreto.






Dopo un attento lavo­ro di recupero e val­orizzazione, curato dall’architetto Simo­ne Micheli, oggi la Torre di Maiano è di­ventata una suite, uno spazio in cui arte e relax si fondono insieme per offrire al visitatore un so­ggiorno fiabesco.Sir John Temple Lead­er, un facoltoso ing­lese figlio di indus­triali londinesi si trasferì nel 1844 a Firenze con sua mogl­ie Maria Luisa de’ Leoni. Qui comprò, a pochi chilometri dalla città, i territori che si estendono sulle colline tra Fiesole e Firenze, bonificò le vecchie cave di pietra piantando 80 ettari di boschi, va­lorizzò le aree verd­i, ricostruì il Cast­ello di Vincigliata, ristrutturò Villa i Tatti e la Villa di Maiano. Tra queste tre imponenti costru­zioni realizzò, sulle rive del torrente Mensola, il Parco Ro­mantico della Regina (che deve il suo no­me alla visita della regina Vittoria d’I­nghilterra che lo in­augurò il  12 aprile­1893) , caratterizza­to dal nuovo Laghett­o,  dal recupero e rivisitazione dei per­corsi degli scalpell­ini che si intreccia­no creando  un labir­into di sentieri bot­anici meravigliosi.Luoghi che avevano accolto personaggi co­me Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Bene­detto e Giuliano da Maiano, Boccaccio, Vasari, Lorenzo il Ma­gnifico trovarono, grazie a Sir John Tem­ple Leader, nuovo splendore. Alla sua morte l’opera di ristrutturazione continuò senza int­erruzioni per mano dei suoi successori. Nel 1961 Lucrezia Co­rsini, sposata con il Conte di origine veneta Giacomo Miari Fulcis ha ereditato l’intera area, oltre 270 ettari, prosegu­endo l’opera di tras­formazione ingranden­do il parco (oggi di 50 ettari) e abbina­ndo la volrizzazione dell'agricoltura e l'olivicoltura in pa­rticolare, - l'azien­da è a tiotale indir­izzo biologico già da 25 anni - con l'os­pitalità e la ristor­azione di qualità.Alle varie attività si aggiunge oggi l’a­ccoglienza nella sug­gestiva Torre del La­ghetto oggetto di un recupero che ha pre­so il via nel 2015 dalla fusione degli intenti e dalla commi­stione delle visioni dell’architetto Sim­one Micheli e del Co­nte Francesco Miari Fulcis, attuale proprietar­io della Fattoria. Il progetto “Big dream in a little tower” è stato presentato durate la Milano Des­ign Week del 2015 con una mostra virtuale in cui il visitato­re, attraverso una App, ha avuto la poss­ibilità di entrare all’interno dell’ambi­ente che sarebbe sta­to realizzato e che oggi finalmente si inaugura concretizzan­do quello che è stato un sogno. Al piano terra si trova l’el­egante cucina; una stretta chiocciola co­nduce al primo piano e all’area living da dove un balconcino sovrasta il laghetto e offre una visuale della natura che circonda la Torre. Al secondo piano vi è la suite e salendo ancora la chiocciola si arriva allo spazio dedicato al beness­ere ed al relax, con il bagno turco e l’­area dedicata alle tisane.“Un’idea, un sogno audace – commenta Francesco Miari Fulc­is - ha dato origine ad un progetto destin­ato a lasciare un se­gno indelebile all’i­nterno della memoria dei suoi visitatori, restituendo al ter­ritorio un gioiello di rara e pregevole bellezza dove quale lasciarsi coinvolgere sospesi tra passato e futuro”.“Seguendo il mio app­roccio all’architett­ura – aggiunge l’arc­hitetto Simone Micheli - le opere devono esprimere una densità di significati ed emozioni, capaci di penetrare nel profondo dell’individuo, co­ncedendo a quest’ult­imo la possibilità di vivere in maniera piena ed anticanonica la propria quotidi­anità”.



Nicoletta Curradi

martedì 31 ottobre 2017

Una nuova ala per il Museo della Geotermia a Larderello

Nell’ambito del 14° Forum internazionale di giornalismo ambientale, organizzato da Greenaccord dal 2 al 5 novembre tra Firenze e Larderello, venerdì 3 novembre, alle ore 12:45, Enel Green Power inaugurerà la nuova ala del Museo della Geotermia a Larderello, in piazza Leopolda 1, nel territorio comunale di Pomarance.




Al taglio del nastro interverranno Carlo Pignoloni, responsabile Italia Enel Green Power; Massimo Montemaggi, responsabile geotermia Enel Green Power; Loris Martignoni, sindaco di Pomarance; altri sindaci e autorità dei territori geotermici.

Si tratta del primo piano del Palazzo de Larderel, che al piano terra ospita già il Museo della Geotermia completamente interattivo che ogni anno accoglie migliaia di studenti e visitatori dalla Toscana, dall’Italia e da molte parti del mondo.

Adesso, l’offerta culturale si arricchisce di questa nuova ala al primo piano che era l’abitazione del Conte Francesco De Larderel e che conserva arredi, libri, fotografie e archivi originali: il materiale è stato organizzato e predisposto in 12 sale che accolgono la biblioteca storica, le origini di Larderello, il suo sviluppo dalla chimica all’attività elettrica, l’archivio storico fotografico. Gli arredi e il materiale sono disposti secondo una ricostruzione fedele alla realtà dell’epoca.

Questa nuova ala sarà utilizzata per visite riservate e su prenotazione, al momento seguite direttamente da Enel Green Power che sta lavorando per organizzare una gestione condivisa con Idealcoop, che già cura le visite guidate al piano terra del Museo della Geotermia, aperto tutto l’anno al pubblico anche per visite a ingresso libero.

Fabrizio Del Bimbo

mercoledì 25 ottobre 2017

A S.Maria Nuova rinasce l'antico "orto medico"



Voluto dalla Fondazione Santa Maria Nuova Onlus e dal Museo di Storia Naturale/sezione Orto Botanico dell’Università di Firenze e realizzato grazie alla collaborazione di Aboca con il pieno sostegno dell’Azienda USL Toscana centro, la rinascita del piccolo orto medico di Santa Maria Nuova, nella forma di percorso botanico-medicinale nel chiostro delle Medicherie, si pone come testimonianza del profondo legame tra piante e salute umana. L’orto originario, risalente alla fine del XIII secolo, è a buon diritto considerato il progenitore di tutti gli orti accademici e ospedalieri che da lì sorgeranno in Europa nel corso dei secoli. La scelta di ‘farlo rivivere’ risponde al duplice intento di restituire alla città di Firenze un luogo-gioiello di grande valore storico e di rendere omaggio al mondo vegetale, fonte infinita di principi farmacologici tutt’oggi ancora in gran parte da scoprire.




“Innovatori per tradizione. Così potremmo sintetizzare in una definizione il senso di questo progetto che vede oggi in Santa Maria Nuova uno dei più fulgidi esempi di come tradizione e innovazione siano legate a doppio filo. Un assunto di fondo che caratterizza tutta la filosofia dell’azienda Aboca che da 40 anni cavalca la ricerca scientifica sulle sostanze vegetali partendo dallo studio dell’esperienza antica, aprendo così nuove frontiere nella salute e nella cura delle malattie” dichiara Massimo Mercati, Direttore Generale di Aboca.
La ricostruzione dell’Antico Orto Medico dell’Ospedale di Santa Maria Nuova prende vita dallo studio dei testi del XIII secolo laddove si ritrova testimonianza di un orto medico e di una spezieria all’interno dell’Ospedale. I ‘semplici’, le piante medicinali, venivano coltivati per l’utilizzo in spezieria in una porzione di terreno adiacente alla croce ospedaliera. In questo terreno, ora denominato Chiostro delle Medicherie, è stato ricostruito l’antico Orto.

“L’Arcispedale di Santa Maria Nuova del 1288, insieme al Giardino dei Semplici del 1545, sono due tappe fondamentali nell’evoluzione della scienza medica ed erboristica. Un filum preciso lega l’antichissimo ‘orto medico’ all’Orto Botanico fiorentino. Dal primo nascerà l’idea di uno spazio coltivato non solo per i malati ma anche per gli studenti dell’allora nascente Scienza medica, realtà concretizzata, quasi tre secoli dopo, nel Giardino voluto da Cosimo I. Si tratta di restituire alla città di Firenze una testimonianza del “genio” e dell’operosità fiorentina che ha portato alla scienza Botanica e alla Scienza Medica quali oggi vediamo e applichiamo” dichiara il Dr. Paolo Luzzi, Responsabile sezione Orto Botanico del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze.
                                                                                                        
 “La Fondazione Santa Maria Nuova Onlus nasce per valorizzare e promuovere il patrimonio artistico e la storia dell’ Ospedale di Santa Maria Nuova. In 730 anni l’ospedale ha rappresentato per Firenze un spazio di aggregazione importante dal punto di vista sanitario, scientifico ed umano. La nostra finalità è quella di recuperare questi valori e portarli a conoscenza dei fiorentini. L’iniziativa di oggi va in questo senso perché rende visibile un’eccellenza della nostra città che il tempo aveva oscurato. Il primo orto medico nel medioevo rinasce e farà parte del percorso museale di Santa Maria Nuova. I mie ringraziamenti vanno ad Aboca e al Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze che con la loro sensibilità ed impegno hanno reso possibile questo significativo recupero” dichiara il Dottor Giancarlo Landini Presidente Fondazione Santa Maria Nuova Onlus.

 “La Direzione di presidio ha sostenuto pienamente la realizzazione dell'Orto dei Semplici, che arricchisce l'Ospedale di un percorso suggestivo, a conferma dell'impegno che la Fondazione ha avviato fin dalla sua nascita nella valorizzazione del patrimonio artistico e culturale che contraddistingue Santa Maria Nuova. Sono state messe a disposizione aree e competenze ospedaliere ed è stata offerta la massima collaborazione al progetto, con l'intento di coniugare lo sviluppo di un ospedale moderno, tecnologico e ben organizzato, con le sue radici storiche, i cui insegnamenti non finiscono mai di affascinare”afferma la Dottoressa Francesca Ciraolo , direttore sanitario del presidio ospedaliero.

Tutto nacque dal senso di colpa del padre di ‘Beatrice’ di Dante Alighieri, al secolo Folco Portinari
Mosso dalla necessità morale di farsi perdonare per la grande ricchezza accumulata con il mestiere di mercante, Folco Portinari, il padre di ‘Beatrice’ l’amata di Dante Alighieri, fondò nel 1288 l’ospedale Santa Maria Nuova, il più antico ospedale funzionante oggi esistente al mondo. 

Che cosa è un orto medico
A servizio dello studio, gli orti medici nascono con la finalità di studiare le proprietà curative delle erbe e hanno avuto un ruolo di primissimo piano nello sviluppo delle moderne scienze farmaceutiche. Parallelamente a questa esigenza primaria di carattere scientifico, la loro funzione è sempre stata anche quella di dispensare benefici psico-fisici regalando a chi ne veniva in relazione un forte senso di tranquillità e di equilibrio tra corpo e spirito: studi recenti hanno dimostrato che la semplice contemplazione della natura può ridurre in 4-6 minuti il ritmo cardiaco e la tensione muscolare nelle persone sottoposte a stress. 

La motivazione che sottende alla scelta delle specie botaniche
Alcune piante di questo Orto Medico sono state scelte per sottolineare la relazione di Santa Maria Nuova con altre istituzioni ospedaliere. In questo caso, per esempio, spicca la Faba grassa (Sedum telephium), lavorata nei secoli dalla spezieria dell’abbazia di Vallombrosa e tutt’oggi dall’Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze.
Altre piante sono state scelte per il quotidiano e intensissimo uso che ne è stato fatto nel tempo, come per esempio la Piantaggine (Plantago lanceolata), usata sin dalla notte dei tempi per curare le infiammazioni e le malattie dell’apparato respiratorio, oppure la Rosa canina (Rosa canina), anch’essa con attività antinfiammatorie nonché vitaminizzanti.
Altre riportano ad antichissime preparazioni monastiche come l’Arancio amaro (Citrus x aurantium), il Semprevivo dei tetti (Sempervivum tectorum), l’Agnocasto (Vitex agnus-castus). San Benedetto, fondatore nel VI secolo della regola Ora et Labora, prescrive che nei monasteri fosse presente un orto o giardino dove mettere in pratica, nell’ambiente più favorevole possibile, il precetto monastico.
Altre piante sono state scelte per la loro valenza magica, a testimonianza di una spiritualità trasversale che abbraccia anche la sfera religiosa. La pianta della Salvia (Salvia officinalis) presso i Romani era ritenuta sacra ed era simbolo di vita e anche nel Medioevo si riteneva avesse poteri magici. Altresì la Mandragora (Mandragora officinarum), considerata l’erba magica per eccellenza per il suo alto contenuto di alcaloidi e la sua peculiare radice dalle sembianze umane.

Nicoletta Curradi


venerdì 20 ottobre 2017

Siena celebra l'arte di Ambrogio Lorenzetti

E' Siena ad ospitare, presso il complesso museale di Santa Maria della Scala, dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018, una preziosa esposizione dedicata ad Ambrogio Lorenzetti, che per la prima volta intende ricostruire la sua straordinaria attività, avvalendosi anche di opere provenienti dal Louvre, dal National Gallery, dalle Gallerie degli Uffizi, dai Musei Vaticani, dallo Städel Museum di Francoforte, dal Yale University Art Gallery.


Il pittore, tra i più grandi esponenti dell'arte trecentesca, è ancora poco noto al pubblico. La mostra, non a caso ospitata a Siena, città che conserva circa il 70 per cento delle sue opere conosciute,  lo presenta in tutto il suo splendore creativo ed è stata preceduta da un’intensa attività di ricerca e dalle importanti campagne di restauro.

Il progetto era stato avviato nel 2015 con l'iniziativa Dentro il restauro, che si poneva come obbiettivi una maggiore comprensione dell'attività dell'artista, una migliore conservazione delle sue opere e la divulgazione al pubblico del suo stile pittorico.
Così al Santa Maria della Scala sono state trasferite opere oggetto di indagini conoscitive, interventi conservativi e in alcuni casi, di restauri. Si tratta del ciclo di affreschi staccati della cappella di San Galgano a Montesiepi e del polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio. Sono anche stati recuperati gli affreschi dell’antica sala capitolare dei frati francescani senesi (con la prima rappresentazione di una tempesta nella storia della pittura occidentale) e quelli nella chiesa di Sant’Agostino.


La mostra è curata da Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini e Max Seidel e gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Toscana.

Nicoletta Curradi

venerdì 26 luglio 2013

Per non dimenticare: la Zona Carnia durante la Grande Guerra, il Museo di Timau


Foto Museo

Foto Museo

Foto Museo

Attraverso numerosi reperti bellici italo-austriaci, migliaia di documenti inediti di straordinario valore storico, fotografie e armamenti, il Museo testimonia le drammatiche vicende che videro la Carnia fronte della prima guerra mondiale.

Fra gli altri, si ricordando alcuni interessanti pezzi che si possono ammirare nelle sale del museo: un cannone "Skoda" del 1915, grossi proiettili di artiglieria, una palla di cannone abbandonata dall'esercito napoleonico, ogive, bombarde, ricche raccolte di decorazioni, monete, lettere e cartoline d'epoca. In due sale sono esposti i cimeli delle portatrici carniche che, volontarie adibite ai rifornimenti, rappresentavano un indispensabile supporto per chi combatteva sul fronte.

Nel museo sono inoltre esposti i costumi e gli attrezzi di uso comune della popolazione di Timau, isola linguistica di parlata tedesca risalente al XII secolo. Sulle montagne che sovrastano Timau è inoltre possibile eseguire visite guidate ai luoghi dei combattimenti ed alle posizioni belliche italiane ed austriache, queste ultime recentemente ripristinate a costituire un museo all'aperto. Tali siti sono altresì documentati mediante alcuni video in visione presso la mostra.

Sulle montagne che sovrastano il paese è possibile osservare i luoghi che furono teatro di aspri combattimenti e visitare le postazioni, i camminamenti, le trincee italiane e austriache, recentemente ripristinate, che costituiscono un interessante esempio di museo all'aperto.

Da visitare anche il Tempio Ossario che raccoglie i resti dei caduti sul fronte dell'alta valle del But.
Il sig. Lindo Unfer, direttore ed anima del Museo.


Info & Orari:
 Museo della Grande Guerra c/o ex Scuola materna Via Nazionale, 80, Timau  Tel. 0433/779168

ORARI ESTIVI 2013:

Luglio e settembre dal martedì al venerdì 14:30 -18:30; sabato e festivi 09:00 - 12.00 / 14:30 -18:30. Agosto tutti i giorni 09:00 -12:00 / 15:00 -19:00.

Ottobre: sabato e domenica 9.00-12.00 / 14.00-18.00
Chiuso da novembre a maggio.

Per informazioni tel.0433/779168 - 779292
mail: museotimau@alice.it
oppure consultare il sito www.museograndeguerratimau.it


Ingresso gratuito.

Accessibile ai disabili

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 24 gennaio 2013

L’APT Dolomiti Paganella in rete per catturare Followers e Fans

Erano 18 i blogger provenienti da tutta Italia che hanno partecipato al primo blog tour organizzato da APT Dolomiti Paganella al motto di paganelladaurlo, scelto anche come hashtag per Twitter.
Un viaggio nella “rete” per comunicare con i propri fans, followers e, perché no, clienti. L’APT Dolomiti Paganella, nel cuore del Trentino, ha deciso di aumentare la propria presenza nel web aprendo le porte al mondo dei blog di turismo, di twitter e dei social media Il prossimo 25 gennaio entrerà nel vivo, infatti, la prima edizione di un Contest, il “Dolomiti Paganella 2013 Winter Blog Contest”, che porterà ad eleggere il reportage che meglio avrà raccontato il Comprensorio della Paganella, tra quelli postati entro quella data dai diciotto blogger (emotionrit.blogspot.it; www.thegirlwiththesuitcase.com; www.eurotrip.it; www.federicapiersimoni.it; www.lifeintravel.it; www.ilturistainformato.it; blog.traveleurope.it; nonsoloturisti.it; miprendoemiportovia.it; www.turistadimestiere.com; saraboccolini.it; www.fraintesa.it) che hanno vissuto in prima persona, lo scorso fine settimana, tutti i piaceri della vacanza attiva che il Comprensorio trentino offre ai propri turisti.

A comporre la giuria del Contest saranno il Presidente e il Direttore di APT Dolomiti Paganella - Tullio Bottamedi e Gianmaria Marocchi - i campioni olimpici Jury Chechi e Antonio Rossi (assidui frequentatori ed esperti conoscitori del Comprensorio) e la giornalista Carlotta Lombardo, firma di riferimento per le pagine di turismo del Corriere della Sera. Chi meglio di loro potrà valutare il lavoro di questi avventurosi blogg
L’autore del racconto più originale, dettagliato e divertente si aggiudicherà un weekend per due persone alla Paganella.
Il sito ufficiale di APT Dolomiti Paganella, www.visitdolomitipaganella.it, con la sua rete di social network, offrirà costante supporto mediatico all’iniziativa, raccontandone i momenti salienti e dando visibilità ai contenuti dei blog coinvolti.
I blogger vincitori saranno proclamati il prossimo 14 febbraio a Milano durante la BIT presso lo stand di Trentino Sviluppo divisione Turismo
Un weekend che si è svolto all’insegna del divertimento fra sci, ciaspolate, escursioni in sleddog nei boschi, corsi di cucina e cene tipiche in rifugi e baite, ma anche wellness e tanta natura… una vera full immersion nel mondo della Paganella!
Tantissimi quindi gli spunti offerti anche ai lettori toscanii che i  blogger raccontano attraverso parole, immagini e video l’esperienza vissuta e condividere con il “popolo della rete” le scoperte fatte e le avventure provate in prima persona.
Del Bimbo Fabrizio

mercoledì 2 gennaio 2013

Sulle tracce di Re Ratchis. alla scoperta del monte Amiata e delle sue bellezze

Se si ha la possibilità di transitare nella parte meridionale della Toscana, in provincia di Siena, non si può certo trascurare una visita al grazioso paese di Abbadia San Salvatore. a ben 830 metri slm, il centro più grande del Monte Amiata che prende il nome dalla celebre Abbazia. La leggenda narra che Ratchis, Re longobardo, nel suo tragitto verso Roma, si fermò per una battuta di caccia nei boschi dell’Amiata, affascinato dalla bellezza del posto. Si racconta che, durante la sosta, il Signore gli apparve sulle fronde di un albero. e il re longobardo decise così di far costruire la Cripta sul luogo dell’apparizione. La leggenda è rappresentata negli affreschi della splendida Abbazia dove, come nel Buon Governo del Palazzo Pubblico di Siena, sono dipinti anche esemplari della cinta senese.  La tradizione vuole che il complesso benedettino,  che dà il nome al paese. sia attestato fin dal 762. L'abbazia ebbe il periodo di maggiore splendore dal X al XII secolo; nel 1782 fu soppressa e la chiesa ridotta a parrocchiale. La chiesa, risalente al 1035, ha na facciata a capanna alta e stretta, affiancata da due torrioni, quello di destra incompiuto e l’altro merlato. L’aspetto attuale è in parte il risultato di restauri degli anni trenta del Novecento. L'interno, a croce latina, conserva un Crocifisso ligneo policromato della fine del XII secolo, la Leggenda del duca Ratchis (1652-1653) e il Martirio di San Bartolomeo (1694), entrambi di Francesco Nasini. Nell'abside, bel coro a intagli del secolo XV. La cripta, sotto la crociera è caratterizzata dalla presenza di trentadue colonne con capitelli, ognuno decorato con un motivo diverso come sono diverse tra loro anche le colonne. Risale ad epoca precedente la costruzione della chiesa, forse al secolo VIII. Il chiostro é cinto da portico della prima metà del 1600. Da qui, una scala in ferro conduce a due ambienti dove è stato di recente allestito un piccolo museo, che raccoglie importanti manufatti provenienti dall'Abbazia e dalla Madonna del Castagno. Attualmente il cpmplesso è in allestimento L'abbazia ha ospitato per quasi mille anni il Codex Amiatinus, la Bibbia amiatina, alla cui stesura non furono estranei gli amanuensi del monastero, che la conservarono gelosamente fino alla data del suo trasferimento obbligato alla Laurenziana di Firenze, e oggi ritornata all'Abbadia in copia restaurata.
Il centro storico di Abbadia S. S., completamente intatto ed autentico come un tempo, è caratterizzato dalle viuzze irregolari, i portali in trachite, i suoni e gli odori di un tempo. Camminare per il centro storico è come ritrovarsi nel medioevo. E' un paese vissuto, dove la ente mette a stendere i panni alle finestre, la legna e le damigiane di vino in cantina.
La vecchia miniera di cinabro ha segnato la storia di Abbadia per quasi un secolo. È stata sfruttata dal 1897 agli anni ‘70, oggi è possibile ripercorrere la sua storia nel museo all’interno della Torre dell’Orologio e vivere l’emozione di una visita dentro la miniera accompagnati dalla saggezza e dall’esperienza dei vecchi minatori. Nel Museo Minerario si possono conoscere quelli che sono stati i metodi di estrazione del minerale e le condizioni lavorative degli operai che furono impiegati nelle miniere amiatine: una ricca collezione di strumenti di lavoro, documenti, oggetti e fotografie racconta una storia affascinante, talora misteriosa, del mercurio e del suo minerale ( appunto il cinabro) e delle comunità che con esso hanno vissuto, traendo prosperità e sviluppo, anche a prezzo di sacrifici e drammi, conseguenze di infortuni e malattie professionali. In particolare il museo si apre con un inquadramento regionale inteso ad illustrare le caratteristiche geologiche dell’area dell’Amiata e con una breve sezione che spiega la diversa concezione del mercurio nel tempo: da prodotto alchemico a risorsa strategica mondiale. Il percorso prosegue raccontando la storia della miniera amiatina, dalla nascita agli inizi dell’ottocento, al declino della seconda metà del novecento, approfondendo in particolare argomenti come il lavoro in galleria e quello ai forni, le attività di supporto, il laboratorio chimico, la salute dei minatori, le lotte dei lavoratori ed il profondo nesso, che ha sempre legato il paese di Abbadia San Salvatore e i suoi abitanti alla miniera, divenuta oggi luogo della memoria. Da qualche anno l’itinerario di visita è stato arricchito da una nuova struttura, la Galleria livello VII. Si tratta del primo percorso sotterraneo allestito all’interno del Parco minerario, il cui accesso avviene all’interno della ex officina meccanica. Nella galleria, interamente rivestita in legno, sono ricostruiti vari ambienti corredati di utensili, macchinari e sono state ricreate alcune fasi di lavoro; i fronti di escavazione con terreni contenenti cinabro, entro un’atmosfera suggestiva di suoni e di odori resa ancora più coinvolgente dalle voci emozionate degli ex minatori che fanno da guida alla visita.
Nei dintorni di Abbadia, non si tralasci di visitare, prima di lasciare questa splendida zona, Bagni San Filippo, Bagno Vignoni con la sua stupenda vasca, Castiglione d'Orcia, Vivo d'Orcia e la città ideale, Pienza.
Per qualsiaisi informazione turistica: www.terreditoscana.com Agenzia I viaggi di Re Ratchis info@terrasegreta.it


Fabrizio Del Bimbo