venerdì 26 luglio 2013

Per non dimenticare: la Zona Carnia durante la Grande Guerra, il Museo di Timau


Foto Museo

Foto Museo

Foto Museo

Attraverso numerosi reperti bellici italo-austriaci, migliaia di documenti inediti di straordinario valore storico, fotografie e armamenti, il Museo testimonia le drammatiche vicende che videro la Carnia fronte della prima guerra mondiale.

Fra gli altri, si ricordando alcuni interessanti pezzi che si possono ammirare nelle sale del museo: un cannone "Skoda" del 1915, grossi proiettili di artiglieria, una palla di cannone abbandonata dall'esercito napoleonico, ogive, bombarde, ricche raccolte di decorazioni, monete, lettere e cartoline d'epoca. In due sale sono esposti i cimeli delle portatrici carniche che, volontarie adibite ai rifornimenti, rappresentavano un indispensabile supporto per chi combatteva sul fronte.

Nel museo sono inoltre esposti i costumi e gli attrezzi di uso comune della popolazione di Timau, isola linguistica di parlata tedesca risalente al XII secolo. Sulle montagne che sovrastano Timau è inoltre possibile eseguire visite guidate ai luoghi dei combattimenti ed alle posizioni belliche italiane ed austriache, queste ultime recentemente ripristinate a costituire un museo all'aperto. Tali siti sono altresì documentati mediante alcuni video in visione presso la mostra.

Sulle montagne che sovrastano il paese è possibile osservare i luoghi che furono teatro di aspri combattimenti e visitare le postazioni, i camminamenti, le trincee italiane e austriache, recentemente ripristinate, che costituiscono un interessante esempio di museo all'aperto.

Da visitare anche il Tempio Ossario che raccoglie i resti dei caduti sul fronte dell'alta valle del But.
Il sig. Lindo Unfer, direttore ed anima del Museo.


Info & Orari:
 Museo della Grande Guerra c/o ex Scuola materna Via Nazionale, 80, Timau  Tel. 0433/779168

ORARI ESTIVI 2013:

Luglio e settembre dal martedì al venerdì 14:30 -18:30; sabato e festivi 09:00 - 12.00 / 14:30 -18:30. Agosto tutti i giorni 09:00 -12:00 / 15:00 -19:00.

Ottobre: sabato e domenica 9.00-12.00 / 14.00-18.00
Chiuso da novembre a maggio.

Per informazioni tel.0433/779168 - 779292
mail: museotimau@alice.it
oppure consultare il sito www.museograndeguerratimau.it


Ingresso gratuito.

Accessibile ai disabili

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 24 gennaio 2013

L’APT Dolomiti Paganella in rete per catturare Followers e Fans

Erano 18 i blogger provenienti da tutta Italia che hanno partecipato al primo blog tour organizzato da APT Dolomiti Paganella al motto di paganelladaurlo, scelto anche come hashtag per Twitter.
Un viaggio nella “rete” per comunicare con i propri fans, followers e, perché no, clienti. L’APT Dolomiti Paganella, nel cuore del Trentino, ha deciso di aumentare la propria presenza nel web aprendo le porte al mondo dei blog di turismo, di twitter e dei social media Il prossimo 25 gennaio entrerà nel vivo, infatti, la prima edizione di un Contest, il “Dolomiti Paganella 2013 Winter Blog Contest”, che porterà ad eleggere il reportage che meglio avrà raccontato il Comprensorio della Paganella, tra quelli postati entro quella data dai diciotto blogger (emotionrit.blogspot.it; www.thegirlwiththesuitcase.com; www.eurotrip.it; www.federicapiersimoni.it; www.lifeintravel.it; www.ilturistainformato.it; blog.traveleurope.it; nonsoloturisti.it; miprendoemiportovia.it; www.turistadimestiere.com; saraboccolini.it; www.fraintesa.it) che hanno vissuto in prima persona, lo scorso fine settimana, tutti i piaceri della vacanza attiva che il Comprensorio trentino offre ai propri turisti.

A comporre la giuria del Contest saranno il Presidente e il Direttore di APT Dolomiti Paganella - Tullio Bottamedi e Gianmaria Marocchi - i campioni olimpici Jury Chechi e Antonio Rossi (assidui frequentatori ed esperti conoscitori del Comprensorio) e la giornalista Carlotta Lombardo, firma di riferimento per le pagine di turismo del Corriere della Sera. Chi meglio di loro potrà valutare il lavoro di questi avventurosi blogg
L’autore del racconto più originale, dettagliato e divertente si aggiudicherà un weekend per due persone alla Paganella.
Il sito ufficiale di APT Dolomiti Paganella, www.visitdolomitipaganella.it, con la sua rete di social network, offrirà costante supporto mediatico all’iniziativa, raccontandone i momenti salienti e dando visibilità ai contenuti dei blog coinvolti.
I blogger vincitori saranno proclamati il prossimo 14 febbraio a Milano durante la BIT presso lo stand di Trentino Sviluppo divisione Turismo
Un weekend che si è svolto all’insegna del divertimento fra sci, ciaspolate, escursioni in sleddog nei boschi, corsi di cucina e cene tipiche in rifugi e baite, ma anche wellness e tanta natura… una vera full immersion nel mondo della Paganella!
Tantissimi quindi gli spunti offerti anche ai lettori toscanii che i  blogger raccontano attraverso parole, immagini e video l’esperienza vissuta e condividere con il “popolo della rete” le scoperte fatte e le avventure provate in prima persona.
Del Bimbo Fabrizio

mercoledì 2 gennaio 2013

Sulle tracce di Re Ratchis. alla scoperta del monte Amiata e delle sue bellezze

Se si ha la possibilità di transitare nella parte meridionale della Toscana, in provincia di Siena, non si può certo trascurare una visita al grazioso paese di Abbadia San Salvatore. a ben 830 metri slm, il centro più grande del Monte Amiata che prende il nome dalla celebre Abbazia. La leggenda narra che Ratchis, Re longobardo, nel suo tragitto verso Roma, si fermò per una battuta di caccia nei boschi dell’Amiata, affascinato dalla bellezza del posto. Si racconta che, durante la sosta, il Signore gli apparve sulle fronde di un albero. e il re longobardo decise così di far costruire la Cripta sul luogo dell’apparizione. La leggenda è rappresentata negli affreschi della splendida Abbazia dove, come nel Buon Governo del Palazzo Pubblico di Siena, sono dipinti anche esemplari della cinta senese.  La tradizione vuole che il complesso benedettino,  che dà il nome al paese. sia attestato fin dal 762. L'abbazia ebbe il periodo di maggiore splendore dal X al XII secolo; nel 1782 fu soppressa e la chiesa ridotta a parrocchiale. La chiesa, risalente al 1035, ha na facciata a capanna alta e stretta, affiancata da due torrioni, quello di destra incompiuto e l’altro merlato. L’aspetto attuale è in parte il risultato di restauri degli anni trenta del Novecento. L'interno, a croce latina, conserva un Crocifisso ligneo policromato della fine del XII secolo, la Leggenda del duca Ratchis (1652-1653) e il Martirio di San Bartolomeo (1694), entrambi di Francesco Nasini. Nell'abside, bel coro a intagli del secolo XV. La cripta, sotto la crociera è caratterizzata dalla presenza di trentadue colonne con capitelli, ognuno decorato con un motivo diverso come sono diverse tra loro anche le colonne. Risale ad epoca precedente la costruzione della chiesa, forse al secolo VIII. Il chiostro é cinto da portico della prima metà del 1600. Da qui, una scala in ferro conduce a due ambienti dove è stato di recente allestito un piccolo museo, che raccoglie importanti manufatti provenienti dall'Abbazia e dalla Madonna del Castagno. Attualmente il cpmplesso è in allestimento L'abbazia ha ospitato per quasi mille anni il Codex Amiatinus, la Bibbia amiatina, alla cui stesura non furono estranei gli amanuensi del monastero, che la conservarono gelosamente fino alla data del suo trasferimento obbligato alla Laurenziana di Firenze, e oggi ritornata all'Abbadia in copia restaurata.
Il centro storico di Abbadia S. S., completamente intatto ed autentico come un tempo, è caratterizzato dalle viuzze irregolari, i portali in trachite, i suoni e gli odori di un tempo. Camminare per il centro storico è come ritrovarsi nel medioevo. E' un paese vissuto, dove la ente mette a stendere i panni alle finestre, la legna e le damigiane di vino in cantina.
La vecchia miniera di cinabro ha segnato la storia di Abbadia per quasi un secolo. È stata sfruttata dal 1897 agli anni ‘70, oggi è possibile ripercorrere la sua storia nel museo all’interno della Torre dell’Orologio e vivere l’emozione di una visita dentro la miniera accompagnati dalla saggezza e dall’esperienza dei vecchi minatori. Nel Museo Minerario si possono conoscere quelli che sono stati i metodi di estrazione del minerale e le condizioni lavorative degli operai che furono impiegati nelle miniere amiatine: una ricca collezione di strumenti di lavoro, documenti, oggetti e fotografie racconta una storia affascinante, talora misteriosa, del mercurio e del suo minerale ( appunto il cinabro) e delle comunità che con esso hanno vissuto, traendo prosperità e sviluppo, anche a prezzo di sacrifici e drammi, conseguenze di infortuni e malattie professionali. In particolare il museo si apre con un inquadramento regionale inteso ad illustrare le caratteristiche geologiche dell’area dell’Amiata e con una breve sezione che spiega la diversa concezione del mercurio nel tempo: da prodotto alchemico a risorsa strategica mondiale. Il percorso prosegue raccontando la storia della miniera amiatina, dalla nascita agli inizi dell’ottocento, al declino della seconda metà del novecento, approfondendo in particolare argomenti come il lavoro in galleria e quello ai forni, le attività di supporto, il laboratorio chimico, la salute dei minatori, le lotte dei lavoratori ed il profondo nesso, che ha sempre legato il paese di Abbadia San Salvatore e i suoi abitanti alla miniera, divenuta oggi luogo della memoria. Da qualche anno l’itinerario di visita è stato arricchito da una nuova struttura, la Galleria livello VII. Si tratta del primo percorso sotterraneo allestito all’interno del Parco minerario, il cui accesso avviene all’interno della ex officina meccanica. Nella galleria, interamente rivestita in legno, sono ricostruiti vari ambienti corredati di utensili, macchinari e sono state ricreate alcune fasi di lavoro; i fronti di escavazione con terreni contenenti cinabro, entro un’atmosfera suggestiva di suoni e di odori resa ancora più coinvolgente dalle voci emozionate degli ex minatori che fanno da guida alla visita.
Nei dintorni di Abbadia, non si tralasci di visitare, prima di lasciare questa splendida zona, Bagni San Filippo, Bagno Vignoni con la sua stupenda vasca, Castiglione d'Orcia, Vivo d'Orcia e la città ideale, Pienza.
Per qualsiaisi informazione turistica: www.terreditoscana.com Agenzia I viaggi di Re Ratchis info@terrasegreta.it


Fabrizio Del Bimbo

martedì 21 agosto 2012

I "tesori" delle caserme Tassi e Baldissera a Firenze


Il volume di Maria Sframeli dal titolo "Le caserme Tassi e Baldissera a Firenze. Opere e arredi", con saggi di Cristina Acidini, Kirsten Aschengreen Piacenti e Claudio Paolini,  dedicato ai tesori custoditi nelle caserme dei Carabinieri Tassi e Baldissera di Firenze, è stato presentato il mese scorso  al pubblico presso l'Auditorium dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.


Le caserme dei Carabinieri Vittorio Tassi e Antonio Baldissera a Firenze sono le storiche sedi del Comando Legione Carabinieri Toscana e ne ospitano reparti e servizi. I due complessi monumentali si propongono, ciascuno con le proprie caratteristiche, come importanti testimonianze delle vicende artistiche, architettoniche e urbanistiche che hanno interessato Firenze tra il XIII secolo e i primi anni del Novecento. In entrambi gli immobili ambienti di grande pregio sono ornati di dipinti, sculture e arredi concessi in deposito dalle istituzioni preposte alla tutela dello straordinario patrimonio artistico e museale di Firenze. Il volume contiene le schede dettagliate di ogni opera.

Il volume, edito da Polistampa,  intende far conoscere e valorizzare il prezioso capitale d’arte e bellezza affidato alle cure dell’Arma dei Carabinieri. e costituisce un contributo all’arricchimento della conoscenza di tutto il nostro patrimonio artistico ed un fondamentale capitolo della sua tutela.

Fabrizio Del Bimbo












Nicoletta Curradi



04 Agosto 2012 09:45

mercoledì 4 luglio 2012

Grassina - Sordevolo: due luoghi, una "Passione ?

Grassina, è ben noto, è una località in provincia di Firenze, molto vicina al capoluogo, dove ogni anno, il venerdì di Pasqua viene allestita una famosa Rievocazione della Passione di Cristo, bellissima manifestazione di teatro popolare.
Forse però non tutti sanno, almeno in Toscana, che in Piemonte, in provincia di Biella, nel paese di Sordevolo, da almeno due secoli viene allestita un'altra rievocazione della Passione. ma si tratta dello stesso evento ? Non è così: vediamo cosa accade a Sordevolo, paese di 1200 abitanti. Qui, in un vasto spazio aperto trasformato in un angolo di Gerusalemme, viene allestito lo spettacolo, recitato da attori non professionisti, tuttisordevolesi. Dal progetto scenografico alla regia, dalla confezione dei costumi alla recitazione viene creato da 400 abitanti del paese, ma tutta la popolazione è coinvolta in un allestimento che viene preparato nell'arco di 5 anni, Infatti la rappresentazione, replicata ogni fine settimana da giugno a settembre, viene realizzata dal 1816 ogni 5 anni e la prossima è prevista nel 2015, esattamente dal 13 giugno al 27 settembre. Il testo dell'opera è stato scrutto dal fiorentino Giuliano Dati, vissuto nel XV secolo.
Per capire quanto sia sentita questa manifestazione ènecessario visitare il museo che è stato aperto a Sordevolo dal 2005 nel coro e nella sagrestia della chiesa di Santa Marta. Il museo è volto ad esporre gli oggetti testimoni del tempo, che raccontano storie di persone. Documenti inediti riguardano la storia della Passione di Cristo di Sordevolo, filmati, foto, testi, che illustrano il glorioso passato della Sacra rappresentazione di teatro popolare. La Passione per gli abitanti di Sordevolo è l'"evento" che coinvolge anima e corpo tutto l'anno con uno sforzo colossale e il museo è la testimonianza permanente della passione sordevolese per la ..."Passione"!

Info: www.atl.biella.it

Fabrizio Del Bimbo

martedì 24 maggio 2011

Visite curiose a Firenze: le Officine Farmaceutiche


Un percorso tra affascinanti farmacie che conservano gli antichi arredi e vendono saponi, profumi e prodotti di bellezza artigianali di altissima qualità, adottati anche dall’Hotel Brunelleschi nella sua linea cortesia per gli ospiti.

Fra gli itinerari meno battuti e più affascinanti di Firenze c’è quello alla scoperta della secolare tradizione dall’Arte degli Speziali: un percorso che si snoda per le antiche farmacie fiorentine, spesso istituite presso conventi e istituti religiosi, dove si preparavano e vendevano unguenti, pillole, acque e medicamenti e oggi si possono acquistare profumi, saponi, prodotti di bellezza artigianali e tantissime altre preparazioni di altissima qualità.

Ecco un piccolo percorso tra le farmacie più importanti.

Ora che più che mai è importante evidenziare il legame tra gli alberghi e il territorio in cui operano, l’Hotel Brunelleschi di Firenze ha adottato per la linea di cortesia offerta ai suoi ospiti saponi e shampoo creati appositamente e prodotti in esclusiva dall’Antica Officina del Farmacista del Dr. Vranjes (www.drvranjes.it), che da quasi trent’anni formula e produce trattamenti innovativi e prodotti esclusivi. La bottega laboratorio, situata in Borgo La Croce, è aperta al pubblico; lì si respira fin dagli arredi un’atmosfera di bottega fiorentina di profumi e benessere, e grazie allo staff preparato che affianca il proprietario, ci si può far guidare nella conoscenza della sua particolare linea per la cosmesi e di fragranze per la persona e gli ambienti.

La posizione dell’Hotel Brunelleschi è fantastica, in un’incantevole piazzetta in pieno centro, tra le più famose vie dello shopping e i musei più noti di Firenze. L’albergo ingloba nella facciata un’antichissima torre bizantina ed ha al suo interno un museo privato con i reperti rinvenuti nel corso del restauro della Torre e un calidarium di origine romana. L’Hotel Brunelleschi è stato rinnovato in uno stile classico contemporaneo estremamente elegante.
Prezzo della camera doppia a partire da 174,00 euro compresa prima colazione.

Firenze e le antiche Officine Farmaceutiche: un percorso affascinante
Fu proprio a Firenze che nacque nel 1498 una delle prime raccolta di ricette medicinali e fu inaugurato nel 1545, per volere di Cosimo I de’ Medici, il Giardino dei Semplici, un orto accademico dove si coltivavano e studiavano varietà di piante medicamentose e il cui patrimonio oggi è di circa 9000 esemplari (visite tutto l’anno - info Tel: 0552756209)

Molte delle farmacie storiche di Firenze ancora mantengono intatti gli elementi architettonici, le apparecchiature e le suppellettili, come la Farmacia del Canto alle Rondini, con gli arredi del 1919 del Coppedè o la Farmacia SS.Annunziata, che ancora oggi porta avanti la tradizione della preparazione di prodotti galenici.

Fra queste, il posto d’onore va però alla Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella (www.smnovella.it). Situata in Via della Scala 16, a due passi dalla stazione ferroviaria e da Palazzo Strozzi, la farmacia è una delle più antiche d’Europa ancora in attività. Lì, nel 1221, i frati domenicani coltivavano nei loro orti le erbe officinali usate per preparare i medicamenti, i balsami e le pomate per la piccola infermeria del loro convento. Ancora oggi attiva e aperta al pubblico, sia come negozio che come museo (la cui visita è caldamente raccomandata), vede il suo marchio diffuso e conosciuto a livello internazionale. Sono in vendita profumi per la persona e per la casa, cosmetici, prodotti di erboristeria, antiche preparazioni come l’acqua di melissa e l’aceto aromatico, liquori, candele ed addirittura prodotti di pulizia e lozioni per cani e gatti!

Non meno pregevole per arredi e storia è la Profumeria Farmacia Inglese (www.profumeriainglese.it), in Via Tornabuoni, fondata nel 1843 da Henry Roberts, un farmacista inglese il cui nome è legato ad un prodotto creato proprio a Firenze e che divenne presto noto in tutto il mondo: il borotalco. Lussuosamente arredata, con boiserie in mogano e lampadari in alabastro, oggi la Profumeria Inglese fa parte dei 57 esercizi storici del Comune di Firenze e vende articoli cosmetici fra i più prestigiosi brand italiani, francesi, svizzeri e giapponesi.

Hotel Brunelleschi
Via de’ Calzaiuoli – Piazza Santa Elisabetta 3 – 50122 Firenze
Tel. 055/2737487 – Fax 055/2737481
e-mail info@hotelbrunelleschi.it – Internet www.hotelbrunelleschi.it

Nicoletta Curradi

mercoledì 5 gennaio 2011

Santa Maria del Fiore...inedita


Nel 1200 sul suolo dell'attuale cattedrale c'era un'altra chiesa, più piccola, Santa Reparata, dove, in mancanza di altri edifici civili (Palazzo vecchio ancora non c'era), si riuniva anche il Parlamento della Repubblica.

Nel 1293 i fiorentini decisero di abbattere la vecchia chiesa e di costruirne al suo posto un'altra che fosse grandissima e bellissima.
Il progetto fu affidato ad Arnolfo di Cambio: la sua esecuzione per˜ò si presentava ardita e molto costosa.
Fu per far fronte alle spese che il comune impose nuove tasse; il vescovo chiese sussidi ai parroci e i parroci, confidando sui sensi di colpa dei cittadini che avevano frodato il fisco, misero in Santa Reparata una specie di salvadanaio dove gli evasori fiscali potevano gettare segretamente almeno una parte delle tasse evase e ripulirsi la coscienza.

L'espediente riuscì ed Arnolfo di Cambio nel 1296 potè iniziare i lavori davanti allo sguardo di Dante Alighieri seduto su una pietra al lato della piazza ricordata ancora oggi come "Sasso di Dante".
Ma dopo soli tre anni Arnolfo di Cambio morì, i fiorentini si divisero in guelfi e ghibellini, bianchi e neri e Dante fu esiliato.

I lavori vennero così sospesi e solo venti anni dopo ripresero sotto la direzione di Giotto, ma anche Giotto morì dopo tre anni; gli successe Andrea Pisano, poi Francesco Talenti e poi altri ancora.
Finalmente, nel 1421, la Basilica e il campanile furono terminati anche se mancava ancora la realizzazione della Cupola. E realizzarla non era affatto facile!

Per trovare la soluzione tecnica idonea fu bandita una gara: tutti i fiorentini potevano presentare - entro il 12 dicembre 1417 - il loro progetto di armatura, ponteggi o quant'altro per costruire la Cupola.
E ognuno disse la sua: chi propose armature in muratura, chi ponteggi in legno, e non mancarono idee bizzarre come quella di costruire un gran mucchio di terra a forma di cupola nascondendoci dentro molte monete d'oro; dopo la costruzione la terra sarebbe stata eliminata gratis da quelli che avessero voluto recuperare le monete d'oro!

Ci fu per˜ò un uomo magro, piccolo e intelligentissimo - Filippo Brunelleschi - che sosteneva che non ci fosse bisogno di nessuna armatura.
Sulle prime, nelle adunanze pubbliche fu preso per pazzo e allontanato dalle riunioni; in una discussione, a chi gli chiedeva come poteva pensare di realizzare la cupola senza alcuna struttura di supporto si narra che rispose:
"come si fa a far stare un uovo in piedi senza sostegni?"; prese un uovo, lo ammaccò di sotto e l'uovo stette diritto.

Il geniale architetto riuscì a dimostrare che non era pazzo: espose il suo progetto dettagliato con descrizioni e disegni e alla fine riuscì a farsi affidare la costruzione della cupola. Gli fu per˜ò affiancato Lorenzo Ghiberti, scultore eccellente ma costruttore poco pratico.
Nel 1420 iniziarono i lavori ma il Brunelleschi si sentì subito impedito dal Ghiberti che con i suoi dubbi rallentava l'opera.
Per farne decretare l'allontanamento escogit˜ò un trucco. Si narra che Brunelleschi si fasci˜ò la testa e si mise a letto fingendosi molto malato. Il Ghiberti, da solo, si trov˜ò in grosse difficoltà non sapendo come procedere; i lavori della cupola non avanzavano e gli operai si recarono dal finto malato pregandolo di dare ordini anche dal letto, ma Brunelleschi sostenendo di essere troppo malato ordin˜ò agli operai di rivolgersi al Ghiberti per il proseguimento dei lavori.

Quando gli operai gli confidarono che il Ghiberti senza di lui non sapeva quali ordini dare, Brunelleschi rispose:
"Ma io saprei perfettamente cosa fare senza di lui!" Gli operai capirono, allontanarono il Ghiberti e il Brunelleschi da solo concluse speditamente la costruzione - senza armatura - della cupola, consegnando l'opera nel 1434, dopo 14 anni di lavoro.

La chiesa fu inaugurata due anni dopo da Papa Eugenio IV. Tutte le campane della città suonavano a festa e i fiorentini esultavano di gioia. Papa Eugenio IV rec˜ò in dono alla nuova chiesa una rosa d'oro e fu cos“ che la nuova chiesa di Firenze, dedicata a Santa Maria, fu chiamata "Santa Maria del Fiore".